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LO STURO
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mercoledì, dicembre 31, 2008 ADDIO 2008 E' stato un anno strano. Io ho raccolto successi e avuto soddisfazioni ma quanti pensieri per i miei cari: amici e parenti che invece hanno vissuto un 2008 con qualche problema. Sarà per questo che non lo ricorderò come un anno indimenticabile. Aspettiamo il 2009 e speriamo che sia migliore. anche se le previsioni non fanno ben sperare. Un augurio sincero a tutti glia amici. E anche agli amici degli amici. sabato, dicembre 13, 2008 SEMPRE LA SCUSA PRONTA Gregorio ormai s'è fatto grande o almeno furbo. Stanotte sono rientrato dall'ufficio alle 2 di notte. La casa era buia e calda. Tutta la famiglia dormiva. O almeno credevo fosse così. Entro nel mio studio. Mi tolgo il giaccone, poggio la borsa. Vado per girarmi e mi trovo davanti Gregorio col suo pigiama azzurro a righe orizzontali, la testa piegata, un occhio chiuso. "Gregorio! - dico sorpreso -Che ci fai in piedi a quest'ora". E lui: "Non è colpa mia, è mamma che non mi ha addormentato bene". giovedì, dicembre 04, 2008 CASPITA CINQUE ANNI Caspita cinque anni. oggi a tutti ho detto che mio figlio Gregorio Maria compie cinque anni. Ma solo adesso ho davvero realizzatoa quantotempo è passato. A me sembra ieri, è ovvio. E invece lui compie cinque anni, va in biciletta senza rotelle, nuota come un pesce, scrive il suo nome, corre, salta, piange e ride e già parla di fidanzate. Gioca col fratello Bernardo, lo cerca, lo abbraccia, gli parla come un maestro ai suoi alunni. E' alto Gregorio. E' robusto. Anche con quel suo rene piccolino. Che cosa fantastica la vita. Pensare che Gregorio, i suoi occhioni blu, la sua risata dirompente, la sua voce squillante, il suo profumo, sono tutto il frutto dell'amore mio e del mio amore. Già, una combinazione unica. Unica al mondo. In quell'istante amandoci abbiamo generato Gregorio. Io quell'istante me lo ricordo ancora. Mi ricordo tutto. La stanza. Il panorama. Gli occhi del mio amore. Il suo respiro. E adesso c'è Gregorio. Anzi c'è da cinque anni. Caspita, cinque anni Adesso c'è e va a scuola. Una scuola inglese, multurazziale. La festa la facciamo lì. giocherà, correrà, si rotolerà per terra. Aspetterà i suoi amici, i suoi nonni, i suoi cuginetti. Scarterà i regali con gli occhi della sorpresa. E io sarò là a guardarlo, a godermelo. venerdì, novembre 28, 2008 UN VERO TALENT SCOUNT E LA SUA BRUTTA COPIA Giovanni Catanzaro è il comandante dei vigili urbani di Roma che è stato sorpreso a parcheggiare in divieto di sosta con il permesso da disabile irregolare. In quel ruolo lo aveva nominato l'ex sindaco Walter Veltroni. Adesso, invece, con la giunta Alemanno collabora con l'assessore alla Casa, Alfredo Antoniozzi. Massimo Tabacchiera è l'attuale presidente dell'Atac, pizzicato ieri, ad usare l'autoblu per accompagnare i figli a scuola. In questo ruolo lo ha nominato il sindaco Gianni Alemanno ma prima Veltroni lo aveva voluto alla presidenza dell'Ama. Mario Di Carlo è l'assessore regionale alla Casa della giunta Marrazzo. Nei giorni scorsi in un'intervista galeotta di Report ha detto cose davvero poco opportune. IN passato é stato assessore alla Mobilità della Giunta Veltroni, presidente dell'Atac e dell'Ama con Rutelli. Insomma Veltroni è stato un vero talent scount. E Alemanno lo sta imitando per giunta bnemmeno tanto bene. lunedì, novembre 24, 2008 GREGORIO E LA LUNA Eravamo in macchina, tutti e quattro. Erano circa le 17. Gregorio, silenzioso, guardava fuori del finestrino. All'improvviso dice: "Guarda mamma, c'è la luna col sole". Il mio amore si volta e risponde: "E' vero, peccato che non sia una luna piena". Gregorio continua a guardare e poi aggiunge:" Secondo me l'altro pezzo è in un'altra città". mercoledì, novembre 19, 2008 LA FINE DI UN SOLISTA...
Ernesto Galli della Loggia per il "Corriere della Sera" Un passo dopo l'altro il Pd sembra rimangiarsi il suo impegno di neppure un anno fa di «andare da solo», di considerarsi potenzialmente maggioritario, e dunque di non avere bisogno di nessuna «unione» con altri. Come conseguenza, un passo dopo l'altro ritorna d'attualità l'unità delle sinistre. Lo indica tutta una serie di fatti: dalla nessuna presa di distanza da parte del Pd nei confronti della linea dura della Cgil di Epifani, all'appoggio senza riserve offerto al movimento contro le riforme volute dal ministro Gelmini, che pure hanno riscosso un favore tutt'altro che limitato al centro destra, alla crescente tentazione dell'antiberlusconismo duro e puro presentato di nuovo come argine necessario contro il «regime», alla gestione della questione della Commissione di vigilanza sulla Rai, infine alla presentazione di una candidatura unitaria (espressa dall'Italia dei Valori, e anche questo è significativo) per le elezioni regionali in Abruzzo. Di per sé, naturalmente, nessuna di queste scelte è una scelta esplicita per l'unità delle sinistre. Esse lo diventano però dal momento che, complessivamente, allontanano inevitabilmente il Pd da una posizione riformista spostandolo su posizioni agitatorie e radicali tradizionalmente proprie delle forze alla sua sinistra, dai Verdi a Rifondazione. Sono scelte, ad esempio, che fanno incontrare al Partito democratico una piazza che esso ormai conosce e controlla solo in parte, e di cui quindi finisce spesso per essere più la coda che la guida. Sono scelte che di fatto consegnano la bandiera dell'opposizione, e dunque anche quella del Pd, nelle mani di categorie (i piloti), di pezzi di sociale (il magma studentesco), di protagonisti (Di Pietro, i comici!), che in realtà hanno a che fare poco o nulla con un moderno partito riformista. L'unità delle sinistre si sta riformando nelle piazze e negli studi televisivi. E' chiara qual è la causa immediata di questo lento ma deciso abbandono da parte del Pd delle posizioni «soliste» abbracciate poco prima delle ultime elezioni. E' la debolezza della leadership di Walter Veltroni. Azzoppato dalla dura sconfitta elettorale; insidiato dalle continue, inestinguibili, lotte interne; incapace di comporre in un accettabile grado d'unità le due o tre diverse anime confluite nel Pd, Veltroni non è ancora riuscito a trovare - e a praticare - una linea politica d'opposizione capace di tenere insieme, e di rendere egualmente visibili, il profilo riformista del suo partito da un lato, e dall'altro la chiarezza del quotidiano contrasto rispetto al governo. Così, sentendo il terreno mancargli ogni giorno sotto i piedi, si è «buttato a sinistra », come si dice. Privo del consenso degli elettori ha cercato almeno quello dei manifestanti; persa la battaglia dei votanti, si è messo a sperare nelle lotte dei «movimenti». E ha consentito, anche con la sua voce, che divenissero sempre più forti le voci del no, della contrapposizione di principio, di un'esibita quanto dubbia diversità antropologica. Ma non c'è solo la debolezza di un leader dietro la svolta in atto che sta irresistibilmente spingendo il Pd verso una riedizione dell'unità delle sinistre. C'è qualcosa di più profondo, ed è la sua evidente difficoltà di condurre una lotta politica su due fronti: proprio quella lotta, cioè, che, specie nell'ambiente italiano, così pervaso di vecchi e sempre nuovi massimalismi, è la linea obbligata di un partito riformista. Ma è un obbligo che il Partito democratico fa una terribile fatica ad assolvere perché per farlo dovrebbe abbandonare (e forse non avere mai neppure conosciuto) quella cultura di antica matrice comunista che esso invece ancora si porta dentro. Cultura che ha la sua premessa decisiva nell'idea che nella storia, alla fine, c'è posto solo per due parti: quella del bene e quella del male, destinate allo scontro finale. Come evitare, però, se si adotta questa visione l'obbligo di stare tutti i buoni dalla stessa parte, tutte le sinistre insieme a sinistra? Si dirà che però di battaglie su due fronti, e cioè anche contro formazioni alla sua sinistra, il vecchio Pci ne fece tante: per esempio contro i trotzkisti o contro il terrorismo goscista. E' vero, ma non a caso, come ognuno ricorda, ogni volta esso sentì il bisogno, per farlo, di qualificare pubblicamente i propri avversari di sinistra come «fascisti» (lo stesso Craxi e i suoi non sfuggirono all'epiteto): ristabilendo così la dicotomia accennata sopra. In forza della quale, insomma, a sinistra c'è posto solo per una parte, per i buoni: cioè per «noi» e i nostri amici; tutti gli altri non possono che essere finti buoni, lupi travestiti da agnelli, «fascisti» appunto. Solo la cultura del riformismo socialista, rifiutando una visione manichea della storia, ha avuto storicamente la possibilità di combattere vere battaglie su due fronti, contro la destra e contro la sinistra radicale (perlopiù comunista), chiamando quest'ultima con il suo nome e accettando la sfida a sinistra. Il Pd, invece, è preso in una morsa: se vuole essere riformista si trova di fatto ad avere, anche stando all'opposizione, dei nemici a sinistra che il suo riformismo stesso gli impedisce però di considerare «fascisti»; ma non essendo ideologicamente riformista abbastanza, non riesce ad accettare di essere combattuto e di combattere tali nemici, rinunciando all'idea di farseli in qualche modo alleati. Nasce da qui, alla prima occasione, il ricorrente miraggio dell'unità delle sinistre, altra faccia obbligata del «niente nemici a sinistra»: una linea che è sempre stata la pietra tombale di ogni riformismo. Schiacciato dalla quale Walter Veltroni minaccia di concludere oggi la sua appena iniziata avventura di «solista». sabato, novembre 01, 2008 E CHI SE LO ASPETTAVA Ieri ero a cena con il mio amore. Da soli. Ad un tratto vedo il suo sguardo perso nel vuoto. Le chiedo: "A cosa stai pensando?". Lei mi guarda dritto negli occhi con i suoi occhioni azzurri e mi dice: "Pensavo che sono ancora molto innamorata di te". E' incredibile il cuore: ha iniziato a battermi a duemila. venerdì, ottobre 17, 2008 FACEBOOK E CONTRONDICAZIONI
Avete presente il film di Carlo Verdone "Comapgni di scuola"? Dai, quello con il mitico fabbris? col senatore cocainomane e stronzo, con verdone impacciatissimo, De Sica senza una lira che il macellaio cinico: "famo er pokerino, famo er pokerino e poi co' tre ganci te ne vai"?.
Assomiglia tanto a Fb. Quel film all'inizio è divertenete, poi fa riflettere, fa rimpiangere e alal fine è terribilmente amaro. Io credo che anche Fb sia così. Perchè riapre porte che avevamo dietro le spalle. E anche se uno è soddisfatto della sua vita e fiero delle sue scelte, Fb in un certo qual modo ti contringe a ripensarci. E così chi ha sofferto, chi ha combattuto torna a quei momenti senza però poter far niente ma anzi con addirittura difronte già il risultato e spesso anche il confronto con chi ha preso altre strade. Insomma si rischiano rimpianti, rimorsi e bilanci tutt'altro che positivi perchè paragonati ai sogni del passaato. Per carità tutti sentimenti che ognuno nel suo profondo conosce benissimo. Ma un po' come certe scene dei film, appunto, o come certe splendide canzoni quando arrivano all'improvviso ti chiariscono concetti che conoscevi ma non avevi mai espresso. Succede a tutti, credo, non solo ai Fabbris. Anche a chi come me ha trascorso una splendida adolescenza, è felice della sua vita, innamorato della sua famiglia, soddisfatto di aver avuto la fortuna di fare il lavoro che ha sempre sognato. giovedì, ottobre 16, 2008 IL FIORE POLLINE Torno dall'ufficio alle 23. Apro il cancello e percorro il vialetto. Mi scappa un sorriso perchè vedo che nelle aiuole è spuntato, come lo chiama mio figlio Gregorio, un altro fiore-polline, quelli per intenderci fatti a pallina bianca che se soffi volano tutte le spore. Fin da piccolo gli abbiamo insegnato a soffiare quel fiore e a godersi la bellezza delle spore che volano al vento. E proprio l'altra mattina mentre lo accompagnavo al pulmino della scuola, anche se eravamo in ritardo lui si è fermato improvvisamente, ha raccolto un fiore polline, ha soffiato fortissimo ed è rimasto immobile aguardare le parti del fiore che svolazzavano e poi ha ricominciato a correre verso il pulmino. Sorridendo arrivo al mio studio. La casa tutta buia. Il resto della famiglia che dormiva.Ho poggiato lo zaino per terra, mi sono tolto il giacchetto, ho acceso la lampda sulla scrivania e girandomi mi sono trovato Gregorio davanti. Già, proprio lui: pigiama a righe, maglietta alzata, un occhio chiuso e l'altro aperto e la mano che si accarezzava la pancia. "Ciao papi - mi fa - anche oggi sei tornato tardi. Me lo daiun bicchiere d'acqua e un biscotto?". Io gli vado incontro e rsiposno"certo amore mio". Lui mi dà la mano, ci avviamo verso la cucina. Ma prima di prendere l'acqua mi dice ancora: "Lo sai che ti voglio tanto bene?". Gli ho accarezzato la testa, poi dopo l'acqua e il biscotto l'ho preso in braccio e l'ho riportato nel suo letto. Gli ho rimboccato le coperte e gliho dato un bacio in fronte. Mentre mi allontanavo lui mi ha richiamato: "papi, anch'io voglio darti un bacio". Sono tornato indietro. mi ha baciato sulla guancia e si è addormentato all'istante. Io sono tornato nel mio studio ma da solo. Tutti i brutti pensieri che avevo in testa erano svaniti via. Come le spore del fiore-polline |
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